La filosofia Lacerva

Le parole chiave della nostra filosofia

 

La filosofia della Scuola di Arte Relazionale e Arteterapia Lacerva

Corpo-Mente.  I nostri corpi e quella funzione che chiamiamo “mente” si formano dai corpi e dalle menti di chi si è preso cura di noi quando eravamo bambini. In questo accudimento, caratterizzato da esperienze ritmico corporee condivise, vi è sempre traccia delle generazioni precedenti secondo un processo transgenerazionale.

Dipendenza e indipendenza. Il nostro corpo mente non è mai una monade. Siamo costantemente interconnessi e dipendenti dagli altri esseri umani e quindi costantemente e reciprocamente riplasmati. Un certo livello di dipendenza è inevitabile e necessario per vivere perché la completa “indipendenza” è solamente solitudine e morte. Per riuscire a vivere il più possibile nella pienezza occorre oscillare tra dipendenza e indipendenza.

Le culture. Le culture, esattamente come le persone, si modificano in continuazione ma sempre a partire dalle loro storie precedenti. L’antropologia culturale, la storia delle religioni, della linguistica e della letteratura ci raccontano come le parole, i miti e i racconti non siano altro che dei canovacci continuamente rielaborati per attualizzarli al momento storico senza che si perda mai del tutto qualcosa del passato. In ognuno di noi convivono varie culture tra loro diverse, che ci sono state passate nelle prime fasi della nostra vita dai nostri cari, delle quali siamo a volte consapevoli e a volte no. Per questa ragione il metodo Lacerva si occupa di facilitare anche le interazioni culturali “intrapersonali”.

Trattativa. Con questa parola vogliamo indicare il dialogo delle varie culture che coesistono in noi, cercando di rispettare e mantenere le nostre varie identità, senza essere ossessionati dall’idea di raggiungere, hic et nunc, un equilibrio stabile che debba durare così per tutta la vita. La vita per noi è sempre una costante trattativa tra tutte le sue molteplicità interne ed esterne.

Dolore e felicità.  La vita spesso è dolorosa ma non è scritto da nessuna parte che la via alla nostra crescita passi necessariamente per la sofferenza. Siamo contrari a questo culto dello strazio esistenziale come via regia per la consapevolezza profonda. Felicitas per gli antichi era serenità e armonia, non quei piaceri cocainizzati che oggi i media ci impongono. Invece, torniamo all’idea di “metron”, la“giusta misura” dei filosofi greci, questo il punto di vista di Lacerva.

Andamento circolare spiraliforme. Nei nostri laboratori riproduciamo le tappe dello sviluppo a partire da procedure relazionali di sincronizzazione e desincronizzazione motoria emozionale e cognitiva, proprio perché sappiamo che questi piani sono legati da andamenti a spirali e sono imprescindibili l’uno all’altro. Creiamo un buono spazio relazionale, grazie ad adeguati stimoli “a spirale”, a ogni giro approfondendo il contatto nel gruppo, gradatamente, facendo emergere immaginari via via più profondi ma non come fantasmi vendicativi, bensì come vecchi amici che non vedevi da qualche tempo e che ti ricordano dove hai nascosto delle risorse che non pensavi più di avere.

Non si giudica, non s’interpreta, non è necessario condividere in maniera esplicita. Nei nostri laboratori non solo ogni atteggiamento giudicante è bandito e non si fa alcuna interpretazione, ma in particolare, si creano le condizioni per cui non è necessario condividere quello che è emerso in maniera esplicita, consapevole e verbale. L’idea di base è che per crescere nelle nostre potenzialità umane non abbiamo bisogno di raccontare tutto al mondo e tantomeno esserne noi, sempre e fino in fondo, consapevoli di quello che ci succede.

Struttura estensiva.  Nei nostri laboratori privilegiamo una strutturazione estensiva piuttosto che intensiva.  Pensiamo che bisogna dare tempo alle persone, che è meglio un po’ più piano che un po’ troppo veloce, che le cose rumorose non sono sempre quelle migliori.

Rapporto armonico e sereno con la natura, l’arte e l’introspezione.  Il nostro gruppo di ricerca da molti anni lavora per ampliare il nostro modello ai punti di contatto tra corpo, natura, arte e cultura per trovare armonia e sintesi tra tutte queste irrinunciabili parti. Possiamo quindi dire che non solo i nostri corpi sono continuamente in contatto con altri corpi, ma anche con quelli degli altri esseri viventi, essendo in noi radicata la memoria della nostra storia relazionale anche con gli animali e le piante e che questa memoria di continuità con tutta la vita del pianeta va riattivata per rafforzare e motivare una visione più rispettosa e armonica del nostro rapporto con la natura. Per questa ragione affermiamo che la nostra visione del mondo è “militante” e “eversiva”.

I materiali. Prima di tutto i corpi dei partecipanti e i loro immaginari, la loro capacità di diventare soggetti narranti, ovvero la capacità di trasformare i frammenti del mondo sia interno sia esterno al soggetto, frammenti di per sé scissi e privi di senso, in un continuum pieno di significato. Le storie sono spesso costruite utilizzando frammenti dell’immaginario non solo di una persona, ma di più persone, in maniera che i prodotti finali non si sappia bene di chi siano, in questo modo si proteggono i partecipanti da una possibile eccessiva condivisione con gli altri di proprie parti intime e potenzialmente perturbanti.

Creatività e arte. “Insight” è la capacità di riorganizzare le risorse a propria disposizione secondo uno schema nuovo e originale rispetto a quello precedentemente appreso. Nei nostri laboratori alleniamo a essere creativi, ad avere il coraggio di immaginare. Con noi la persona verifica e potenzia la sua capacità di riorganizzare meglio le sue risorse. L’arte è una parola piena di significati non sempre e non soltanto positivi. Per questa ragione, anche se non possiamo fare a meno di usarla molto spesso, troviamo meno impegnativo parlare di creatività.

Materiali delle arti plastico pittoriche, come carta, colori, creta e Nuove tecnologie. Usiamo spesso la telecamera e la realtà virtuale. Strutturiamo il nostro campo laboratoriale con un andamento a spirale per il quale si passa dal reale al virtuale seguendo una procedura ben collaudata. Le nostre tecniche possono essere usate anche per superare le dipendenze da internet.

Il dialogo tra immanenza e trascendenza. Per noi esistono solo i corpi, anche quando parliamo di mente o di psiche, non stiamo altro che parlando di qualcosa che avviene nel nostro corpo. Nonostante ciò pensiamo che il trascendente, in virtù delle sue caratteristiche di apertura a quello che solitamente definiamo “spirituale”, sia assolutamente inevitabile e caratterizzante la nostra umanità.

Menzogna Etica e Consapevole. Ognuno di noi è un meraviglioso palazzo a più piani, è impossibile che tutti questi appartamenti siano accettati dal mondo. Eppure, anche il più fatiscente potrebbe custodire qualcosa che, in un determinato momento, potrebbe rivelarsi prezioso. Occorre saper nasconderne le chiavi, e farlo consapevolmente ci rende più forti e, soprattutto, ce lo fa fare meglio. Si mente bene solo quando si è convinti e consapevoli di farlo per una necessità etica, come quella di proteggere le proprie radici, e non per coprire un orribile misfatto. Questo concetto lo utilizziamo anche e con ottimi risultati nei progetti di team building aziendali e di prevenzione del burnout nelle équipe sanitarie ad alto rischio.

Arte Relazionale e Arteterapia.  Entrambi condividono questi aspetti fondanti:

a) In ognuno di noi esiste una potenzialità creativa e artistica.

b) Bisogna sfumare la visione dell’artista come soggetto in qualche modo diverso dagli altri, investito di un particolare ruolo non condiviso dagli altri

c) Esiste la possibilità di creare forme d’arte nelle quali il fine principale non sia quello di creare un oggetto o una performance di particolare valore estetico ma la condivisione, la stimolazione delle capacità espressive e creative

d) In alcune situazioni e contesti pertanto può essere molto utile per gli individui e per le loro comunità di appartenenza stemperare la distanza tra produttore dell’opera d’arte e il suo fruitore

e) Con i dovuti accorgimenti, fare arte insieme fa bene alla salute degli individui e alle loro comunità di appartenenza, creando benessere diffuso.

Abbiamo utilizzato due termini diversi per definire i campi applicativi della nostra metodologia perché, sebbene tutto quello che facciamo è in un’area di confine tra arte e tecniche terapeutiche, c’è una qualche differenza. Nell’Arte Relazionale la componente artistica e quindi pedagogica, socializzante e di stimolo alle capacità espressive e creative in qualche modo è prevalente rispetto alle finalità più esplicitamente terapeutiche e riabilitative dei laboratori di Arteterapia.